Giocare-Con-Testa

“Giocare CON-TESTA”, un progetto per fare luce su concussion e rugby giovanile

ROVIGO – Anche Monti Rugby Rovigo Junior aderisce a “Giocare CON-TESTA”, progetto lanciato dai ricercatori della Pediatria di Padova e sostenuto da Fondazione Salus Pueri in collaborazione con Federazione Italiana Rugby e Comitato Regionale Veneto Rugby.

Con un approccio scientifico l’indagine rivolge il suo target ai giovani giocatori e approfondisce un aspetto molto delicato come la concussion, nell’intento di ridurre il rischio di incidenti nelle categorie under 15, 17 e 19.

Partendo da un semplice questionario, rivolto ad atleti e allenatori, si punta ad aumentare il livello di conoscenza, creando al tempo stesso una maggiore sinergia tra la pallaovale e la ricerca medica in ambito pediatrico, senza tabù di sorta nè volontà di creare allarme ma cercando invece di fare chiarezza, offrendo strumenti concreti per gestire in modo corretto l’atleta vittima di infortunio.
Tre gli ambiti di intervento del test: comprensione del livello di conoscenza nel rugby giovanile, conoscenza di eventuali esperienze legate a traumi cranici osservate o vissute da atleti e allenatori, formazione per una migliore gestione della concussion nei più giovani.

Referente del progetto per la parte medica è il dottor Marco Bazo, ricercatore dell’Università di Padova. “Trattandosi di uno sport di contatto – spiega – è praticamente impossibile prevenire questo tipo di situazione, considerato poi che aumentando età, fisico, peso, forza e velocità del giocatore aumentano anche i rischi potenziali. Il fatto che ciò sia del tutto fisiologico non deve comunque spaventare: i genitori devono esser consapevoli che oggi si può fare rugby in sicurezza, al cento per cento, ma dobbiamo imparare a ‘riconoscere per gestire’ e permettere quindi ai nostri ragazzi di continuare a giocare. In Italia la situazione potrebbe esser senz’altro migliore sotto questo aspetto, nel senso che occorre far di più in futuro: la nostra ricerca vuol esser anche un modo di aprire il terreno e di iniziare la strada a questo tipo di evoluzione”.

In casa rossoblù l’iniziativa è stata molto apprezzata come conferma il presidente Damiano Libralon: “Abbiamo accolto volentieri e anzi con entusiasmo il progetto perché riteniamo che la sicurezza sia un aspetto fondamentale di questa disciplina, anche per i più giovani che sognano di arrivare un giorno a grande livello. Fa piacere poi registrare che il Veneto, terra di grande traduzione rugbistica, ancora una volta è avanti rispetto agli altri e in un certo senso fa scuola: Federazione, Comitato e Università di Padova, ma anche decine di società tra cui la nostra, sono tutti sulla stessa linea e viaggiano all’unisuono”.

Il tema trattato non è certo nuovo ma per la prima volta il focus è sul rugby giovanile: già altri sport, tra tutti il football americano (vedi il film “Zona d’ombra” del regista Peter Landesman con Willy Smith e ambientato nel mondo dell’NFL), hanno avviato da tempo una seria riflessione sugli incidenti di gioco che interessano i traumi al capo facendo importanti passi in avanti in materia di sicurezza e trasparenza.

Curiosità: per la sua massiccia risposta al questionario pervenuto, Monti Rugby Rovigo Junior, società da sempre riferimento della pallaovale a livello giovanile tra Adige e Po, è stata anche omaggiata con una fornitura gratuita di calze sportive gentilmente messe a disposizione da Diadora, sponsor del progetto.

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