Monti, una coppia esperta alla guida dall’under 14: ecco Pegoraro e Cova
ROVIGO – Emanuele Pegoraro e Giacomo Cova sono tra i coach più “navigati” in casa Monti: entrambi da una decina d’anni ormai in forza al vivaio rossoblù, la prossima stagione seguiranno l’under 14 che l’anno scorso fu capace di schierare ben 32 elementi. A loro il neo presidente Renzo Bullo affida forse il gruppo più delicato, considerato che i ragazzi in questa fase della loro vita sportiva passano dal divertimento alla pratica vera e propria e che in campo fanno il loro ingresso mischia, touche e calci piazzati.“Lo dicono le statistiche – rileva Pegoraro, 41 anni, una vita passata con la pallaovale in mano, prima da giocatore e poi da allenatore -: a partire dall’under 16 si assiste a un calo generale calo, tesserati e interesse diminuiscono perché si sale di livello, non si gioca più solo per divertirsi ma per la prestazione e quindi è naturale che ci sia una selezione. Il nostro compito è quello di traghettare gli atleti in questo passaggio molto delicato, sempre ricordando che prima che i campioni servono gli uomini: questo non è solo sport ma anche una lezione di vita continua. E il rugby può anche aiutare a recuperare situazioni problematiche: ne ricordo bene almeno un paio, ragazzi che potevano perdersi e che invece il campo ha salvato…”.
Se Pegoraro pone l’accento sul ruolo formativo ed educativo dello sport, sottolineando come “questo vivaio ce lo invidiano tutti, al rugby italiano servirebbero tanti di questi ragazzi che vediamo passare di qui”, Giacomo Cova rilancia: “Mi sento
fortunato a far parte di questo gruppo e a poter seguire gli stessi ragazzi che ho tirato su sin dall’under 8, il rapporto di stima e rispetto è reciproco. Il mio approccio è chiaro: sport, sport e ancora sport, sono per la pratica multisportiva (nei Paesi anglosassoni è una prassi consolidata), io stesso ho ovviamente giocato a rugby ma pratico anche calcio, basket e seguo il football americano. Sport è socialità, rapporti e opportunità, poi la scelta finale spetta solo al singolo e le sue doti diranno anche più tardi a quale livello. Noi dobbiamo nel frattempo vigilare, osservare e formare, essere insomma ‘di tutto un po’’ dando noi per primi l’esempio”.
fortunato a far parte di questo gruppo e a poter seguire gli stessi ragazzi che ho tirato su sin dall’under 8, il rapporto di stima e rispetto è reciproco. Il mio approccio è chiaro: sport, sport e ancora sport, sono per la pratica multisportiva (nei Paesi anglosassoni è una prassi consolidata), io stesso ho ovviamente giocato a rugby ma pratico anche calcio, basket e seguo il football americano. Sport è socialità, rapporti e opportunità, poi la scelta finale spetta solo al singolo e le sue doti diranno anche più tardi a quale livello. Noi dobbiamo nel frattempo vigilare, osservare e formare, essere insomma ‘di tutto un po’’ dando noi per primi l’esempio”.

